Povertà e marginalità estreme
Incontrare la marginalità estrema oggi significa confrontarsi con una povertà multidimensionale che, oltre a colpire 5,7 milioni di persone in Italia, erode la salute, i legami e l’identità stessa dell’individuo. In questo scenario, il posizionamento di Oasi va oltre la risposta all’emergenza: accogliamo l’invisibilità non come un destino, ma come una ferita sociale che richiede spazi relazionali in cui ricostruire il diritto a esistere. Attraverso percorsi personalizzati di inclusione attiva, trasformiamo la logica del mero sussidio in una reale opportunità di riscatto, integrando il supporto ai bisogni primari con l’orientamento lavorativo e abitativo. Crediamo che superare l’isolamento sia il primo passo per rigenerare la dignità e riattivare le risorse latenti di chi è rimasto ai margini; in Oasi, ogni percorso è pensato per trasformare la vulnerabilità in una nuova progettualità, accompagnando la persona a riprendere in mano la propria storia per tornare a ripartire.
La povertà in Italia
Come già anticipato, la povertà in Italia nel 2026 si conferma una sfida multidimensionale che travalica la mera privazione di reddito per farsi esclusione sociale, culturale e relazionale. Secondo i dati ISTAT più recenti, la povertà assoluta coinvolge circa 5,7 milioni di individui (quasi il 10% della popolazione), una quota stabilizzata su livelli storicamente allarmanti che segnala un’incapacità cronica del sistema di garantire standard di vita dignitosi a una fascia sempre più ampia di cittadini. Questo scenario è aggravato dal fenomeno dei “working poor”: lavoratori che, pur inseriti nel mercato occupazionale, percepiscono redditi insufficienti a causa della precarietà contrattuale e dell’inflazione, vedendo eroso il proprio diritto alla stabilità. Le disuguaglianze geografiche rimangono una ferita aperta, con un Mezzogiorno ancora profondamente fragile, ma il disagio emerge con forza anche nelle aree urbane del Centro-Nord, dove l’alto costo della vita trasforma la vulnerabilità in marginalità estrema. Il quadro normativo attuale, imperniato sull’Assegno di Inclusione (AdI) e sul Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL), cerca di rispondere a questa crisi spostando il focus dall’assistenza pura alla riattivazione sociale, eppure le criticità rimangono elevate: la povertà economica si intreccia inesorabilmente con la povertà educativa, l’isolamento abitativo e il disagio psicosociale, colpendo con violenza sproporzionata i minori e le famiglie numerose. Per questo, il contrasto alla povertà non può limitarsi a un trasferimento monetario, ma richiede un approccio integrato capace di ricostruire le reti comunitarie e di restituire alle persone non solo il necessario per sopravvivere, ma la libertà di tornare a progettare il proprio futuro.
Il nostro impegno nel contrasto alla povertà
Comunità Oasi affronta il tema della povertà con un approccio che mette al centro la persona nella sua interezza, superando una logica assistenziale per promuovere percorsi di autonomia e inclusione. Tra i valori fondanti emerge una forte attenzione alla dignità della persona. Ogni intervento è orientato a riconoscere e valorizzare le risorse individuali, evitando dinamiche di dipendenza dagli aiuti. La povertà viene letta non solo come mancanza materiale, ma come condizione che limita opportunità, relazioni e capacità di scelta.
Il nostro metodo di lavoro si basa su alcuni elementi chiave:
- presa in carico globale, che considera insieme bisogni economici, educativi, relazionali e psicologici
- lavoro di rete, in collaborazione con servizi sociali, scuole, realtà del territorio e comunità locali
- prossimità, cioè la capacità di essere presenti nei contesti di vita delle persone, costruendo relazioni di fiducia
- prevenzione, con interventi precoci per ridurre il rischio di esclusione e marginalità
- empowerment, volto a rafforzare competenze e autonomia delle persone coinvolte
In questa prospettiva, promuoviamo anche il concetto di comunità responsabile, in cui il contrasto alla povertà diventa un impegno condiviso tra cittadini, istituzioni e terzo settore.
Cosa facciamo
Progetti Housing First. Attivo a Barletta e nell’ambito territoriale di Trani-Bisceglie, il progetto si inserisce nel quadro degli interventi PNRR per il contrasto alla povertà estrema e all’esclusione sociale. È rivolto a persone singole o nuclei familiari senza minori a carico in condizioni di grave marginalità abitativa, con bisogni complessi sul piano sociale, economico, relazionale e, in alcuni casi, socio-sanitario. L’intervento segue un modello a bassa soglia: flessibile e graduale, modula l’intensità dell’accompagnamento in base all’autonomia e ai bisogni di ciascuna persona accolta. L’accompagnamento educativo è garantito da servizi a sportello, un presidio stabile e accessibile per l’orientamento e la presa in carico.
Progetto Stazioni di Posta. Anche questo progetto si inserisce nel quadro degli interventi PNRR per il contrasto alla povertà estrema e all’esclusione sociale, con l’obiettivo di offrire risposte integrate e strutturate alle persone in condizione di grave marginalità, superando la logica emergenziale. Le Stazioni di Posta sono presìdi territoriali multifunzionali: intercettano i bisogni primari e accompagnano le persone in percorsi di inclusione sociale, costruendo opportunità di reinserimento e autonomia. Le Stazioni di Posta sono attive a Corato (via Luigi Tarantini n. 26), Ruvo di Puglia (via Romanello n. 12) e Terlizzi (Corso Dante n. 68), e offrono una gamma di servizi essenziali e di accompagnamento. L’accoglienza e l’orientamento garantiscono il primo contatto, l’ascolto e la valutazione dei bisogni, con l’attivazione di percorsi personalizzati. I servizi di base assicurano la distribuzione di beni di prima necessità e l’accesso a docce, lavanderia e spazi per l’igiene personale. Il supporto socio-educativo, affidato a operatori qualificati, accompagna le persone nella ricostruzione di competenze e relazioni, mentre il segretariato sociale offre aiuto nella gestione di pratiche burocratiche, documenti e accesso a misure di sostegno e diritti. L’integrazione socio-sanitaria collega le persone ai servizi sanitari e sostiene chi affronta problematiche di salute mentale o dipendenze; infine, l’orientamento al lavoro e all’abitare apre percorsi di reinserimento lavorativo e di superamento della precarietà abitativa.
INT.RE.C.C.I – Interventi in Rete per la Costruzione di una Comunità Inclusiva. Il progetto sperimenta un modello di welfare comunitario integrato, rafforzando la governance territoriale multilivello e promuovendo percorsi individualizzati di inclusione e autonomia per persone e nuclei familiari in condizione di vulnerabilità sociale nel Comune di Corato. L’intervento opera su due livelli: a livello macro, potenziando le politiche locali di coesione sociale; a livello micro, attraverso la presa in carico personalizzata dei destinatari con strumenti di progettazione individuale ad alta integrazione socio-sanitaria. Lo strumento cardine è il Budget di Inclusione (BdI), che sintetizza le risorse economiche, professionali e comunitarie necessarie ad attivare percorsi di emancipazione e partecipazione sociale, superando le logiche assistenzialistiche. Le azioni si articolano in quattro aree (habitat, lavoro, socialità e salute), attraverso il rafforzamento delle reti territoriali (ricerca-azione, mappatura degli stakeholder, Community Lab) e la co-progettazione dei Percorsi Individualizzati di Inclusione Attiva (PIIA), definiti da un’équipe multidisciplinare in raccordo con il Servizio Sociale comunale. Il progetto coinvolge almeno 15 enti del territorio e 8 persone o nuclei familiari in condizione di vulnerabilità, selezionati tramite un indicatore multidimensionale. Ha una durata di 12 mesi ed è pensato come modello replicabile in altri contesti.